Monaco Journal - La Notte della Taranta, pizzica tra tradizione e contaminazione

La Notte della Taranta, pizzica tra tradizione e contaminazione
La Notte della Taranta, pizzica tra tradizione e contaminazione

La Notte della Taranta, pizzica tra tradizione e contaminazione

In 150mila si scatenano al Concertone di Melpignano. Omaggio agli 80 anni della Repubblica

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(di Alba Di Palo) Accoglienza, relazione, ascolto: non semplici parole che fanno da scenografia a corpi che si agitano con elegante maestria sui ritmi tarantolati, ma messaggi. Da tatuare nei ricordi di chi ha ballato, saltato, sudato perché pizzicato dalla tradizione popolare salentina festeggiata nella notte più lunga per Melpignano, terra della taranta. Che ieri, secondo gli organizzatori, è stata celebrata da 150mila persone. Il concertone è stato inclusione, trasformazione e proiezione di culture che si sono affrontate, annusate, scontrate e mescolate rendendo "imperfetta l'identità culturale". Concetto che il maestro concertatore, Ermal Meta, ha ripetuto presentando l'appuntamento e ribadito sul palco dimenandosi come un cimbalo da tamburello, imbracciando la chitarra o stuzzicando le tastiere per lasciare un segno, una traccia del suo passaggio salentino. Ed eredità è stata un'altra delle parole-messaggio consegnate al pubblico, travolto anche da lontano grazie alla trasmissione in Eurovisione. Perché Meta ha voluto che ci fosse traccia nel tempo del suo passaggio, e lo ha fatto con un brano composto proprio per gli spartiti tarantolati. 'Nu simu nienti' è stato l'inedito con cui Meta ha lasciato qualcosa di suo alla storia del concertone. Un pezzo dalle sfumature rosate, le stesse del piumaggio dei fenicotteri diventati sinonimo di una rivoluzione contro i grandi poteri economici "che cercano di impossessarsi della terra che appartiene a delle persone semplici", la sintesi del maestro concertatore che ha reso la musica popolare un atto di resilienza, perché "c'è chi ha tutto ma vuole di più, e chi ha poco e prova a difenderlo", ha detto dal palco per poi evidenziare che quella difesa "brucia l'anima". Un fuoco che nasce in chi crede in ideali da salvare. Un fuoco che ha infiammato di giustizia e libertà i cuori di partigiani e antifascisti che firmarono col sangue la nascita della Repubblica. E il suo ottantesimo compleanno è stato omaggiato con una cerimonia fatta di pizzica: l'Inno di Mameli, che ha aperto il concertone, è stato rivisto da Meta e suonato al ritmo di tamburi, tamburelli e chitarre dell'Orchestra popolare. E poi i filmati in bianco e nero con le donne che per la prima volta votarono quel 2 giugno 1946. Una Notte della taranta impegnata e impegnativa, che non ha mai smentito la sua anima ribelle. La stessa che il veleno della taranta sapeva eccitare e mai addomesticare. Come dicono le note di Santu Paulu, pizzica che ha segnato il ritorno mainstream di Alessandra Amoroso salutato con una ovazione tutta made in Salento. L'artista, originaria di Galatina di cui San Paolo è patrono, ha non solo interpretato ma anche ballato una storia, la sua e delle sue origini, divertendosi. Ha trasmesso la gioia di essere lì, di zompettare sul palco con la leggerezza di una bambina che ha invocato la grazia del santo che può fare miracoli. Amoroso anche ha macchiato il ritornello della sua 'Vivere a colori' di salentino. Divertenti anche la sporcatura rock di Core meu con Welo, e la contaminazione di Menamenamò che, con la voce di Sayf e danzatori con abiti barocchi, ha rispolverato le tonalità del Rondò veneziano. E se l'amore sfiora la morte in 'La cerva' eseguita da Gisela João, espressione del fado portoghese, che ha dato voce alla paura e al desiderio, la versione lirica di 'Beddha ci dormi' fatta da Levante ha rinvigorito quel sacro fuoco del Sud che la nenia salentina dona e che il cuore dell'artista siciliana coccola. Un po' come hanno fatto Giulia Vecchio e Maria Mazzotta, entrambe salentine, entrambe capaci di far vibrare le emozioni donando il loro talento a 'L'acqua de la funtana' e a 'Libru d'amore'. La pizzica ha prevalso senza grandi innovazioni, come la tradizione popolare sporcata dall'aver attraversato Le vie del Mediterraneo. Il prossimo sarà l'anno dei 30 anni del concertone e si attendono grandi novità, come sussurrato dal presidente della fondazione Notte della Taranta, Massimo Bray.

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F.Lambert--MJ