Biomarcatori per migliorare la diagnosi delle principali malattie neurodegenerative
Emerge da studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Aging
Nuovi biomarcatori nel sangue potrebbero contribuire a migliorare la diagnosi differenziale delle principali malattie neurodegenerative e aprire la strada a strumenti diagnostici più semplici, meno invasivi e maggiormente accessibili. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Aging, realizzato nell'ambito del progetto europeo bPRIDE (blood proteins for early discrimination of dementias). "Il risultato di maggiore innovazione riguarda le malattie a corpi di Lewy, tra cui la demenza a corpi di Lewy e la malattia di Parkinson" spiega la professoressa Lucilla Parnetti, direttrice di Neurologia dell'Azienda Ospedaliera di Perugia. "Abbiamo identificato nel sangue una specifica firma molecolare caratterizzata dalla riduzione delle integrine alfa-V (ITGAV) e alfa-M (ITGAM)" aggiunge. "La scoperta - dice Parnetti in una nota dell'Azienda ospedaliera - potrebbe contribuire, in prospettiva, allo sviluppo di nuovi biomarcatori plasmatici specifici per queste patologie e alla possibilità di distinguere più accuratamente malattie che, soprattutto nelle fasi iniziali, possono presentare sintomi clinici molto simili". Lo studio viene definito uno dei principali risultati del progetto europeo bPride, avviato nel 2019 e finanziato nell'ambito del Joint Programme for Neurodegenerative Disease Research (JPND). Il progetto è stato coordinato dall'Amsterdam University Medical Center, sotto la guida della professoressa Charlotte E. Teunissen e della dottoressa Marta del Campo, oggi ricercatrice presso il Barcelona-βeta Brain Research Center. Dal 2021 la fase di scoperta dei biomarcatori è stata guidata dal prof. Giovanni Bellomo, primo autore dello studio, durante il suo percorso di ricerca post-dottorato presso la Sezione di Neurologia dell'Università degli Studi di Perugia. Al progetto hanno inoltre contribuito il dott. Lorenzo Gaetani e il dott. Andrea Toja, oggi Ricercatore presso l'Università degli Studi di Brescia. Il Prof. Bellomo è attualmente Professore Associato di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso l'Università degli Studi Link. Per arrivare ai risultati pubblicati, i ricercatori hanno condotto una delle più ampie analisi proteomiche del plasma realizzate finora nello studio delle malattie neurodegenerative. Sono stati analizzati oltre 1.300 campioni di plasma provenienti da sei coorti internazionali, misurando più di 1.000 proteine circolanti attraverso tecnologie di proteomica ad alta sensibilità. L'analisi ha consentito di identificare oltre 200 proteine alterate nelle diverse malattie neurodegenerative e di sviluppare un pannello di 21 biomarcatori, successivamente validato in una seconda coorte multicentrica indipendente. Lo studio - si legge ancora nella nota - ha inoltre confermato il ruolo di biomarcatori già conosciuti, come la proteina acida fibrillare della glia (GFAP), associata alla malattia di Alzheimer e alla sua progressione, e il neurofilamento a catena leggera (NfL), particolarmente associato alla demenza frontotemporale.
V.Morandi--MJ