Monaco Journal - >ANSA-INTERVISTA/ 'La rivolta degli studenti iraniani oltre la protesta delle mense'

>ANSA-INTERVISTA/ 'La rivolta degli studenti iraniani oltre la protesta delle mense'
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Una docente di Teheran, 'quanto accade nelle università è spia di una società allo stremo'

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(di Michela Di Carlo) La chiamano la "protesta delle mense", ma la rivolta degli studenti a Teheran contro l'impennata delle tasse universitarie, la pessima qualità del cibo e il deterioramento dei dormitori è molto di più: è il segnale di un malcontento generale, dove al carovita e al peggioramento delle condizioni di studio si sommano la rabbia contro l'obbligo dell'hijab, la polizia morale e la repressione politica. "I media internazionali la chiamano la protesta delle mense, ma quanto sta accadendo nelle università va letto in un contesto più ampio", spiega all'ANSA la docente iraniana Hasty Dyie, 43 anni, insegnante di francese che, fuggita dal suo Paese dopo essere finita più volte in carcere, è tornata a Teheran, al fianco dei giovani. "Le proteste studentesche non riguardano soltanto un pasto o il prezzo del cibo; si svolgono all'interno di una società sotto pressione da anni, che ora si trova ad affrontare una gravissima crisi economica, oltre alla repressione e alla guerra". A documentare la recente mobilitazione degli universitari sono alcuni video diffusi sui social e rilanciati da Iran International e Jerusalem Post che catturano la rabbia degli studenti dell'Università Allameh Tabataba'i di Teheran. "Morte alla tirannia, al velo obbligatorio e alla polizia morale", urlano i ragazzi dando voce a una società ormai allo stremo. Il costo della vita, l'accesso ai beni essenziali e le restrizioni delle libertà individuali si intrecciano infatti con le difficoltà quotidiane di una popolazione che deve fare i conti con un futuro sempre più incerto. "Ciò che mi preoccupa maggiormente in questo periodo è la condizione della gente comune e quanto sia diventata difficile la vita quotidiana", continua Dyie. "La guerra, le restrizioni ai voli e ai trasporti, nonché le sanzioni statunitensi, hanno esercitato un'enorme pressione sulla vita di tutti i giorni. L'importazione e la circolazione delle merci sono diventate estremamente complesse". Le conseguenze della crisi si avvertono soprattutto nell'accesso alle cure. "Alcuni medicinali, un tempo facilmente reperibili, ora sono semplicemente introvabili o difficilissimi da reperire", continua la docente. "Per chi soffre di malattie croniche o dipende da terapie specifiche, questa è una realtà davvero spaventosa". Una situazione analoga riguarda molti altri beni di prima necessità. I prezzi di generi alimentari, trasporti e prodotti essenziali sono aumentati vertiginosamente, mentre i redditi e il potere d'acquisto della popolazione non hanno tenuto il passo. "In alcuni casi i prezzi sono lievitati enormemente e molte famiglie hanno dovuto rinunciare a cose che un tempo facevano parte della normalità quotidiana", osserva Dyie. C'è poi un aspetto meno visibile dall'esterno: lo stato d'animo di una società che ha già sperimentato la repressione e che oggi deve fare i conti anche con le conseguenze della guerra. "Credo che la società sia esausta, arrabbiata e, al contempo, molto cauta", afferma la docente. "L'esperienza delle passate repressioni ha reso molti cittadini riluttanti a scendere nuovamente in piazza, consapevoli che il prezzo da pagare per protestare può essere altissimo. La guerra non ha fatto altro che accrescere quella paura". La cautela, tuttavia, non equivale a una rinuncia alle proprie rivendicazioni. "Credo che questo sia un aspetto fondamentale per comprendere l'Iran di oggi: l'assenza di proteste su larga scala in un dato momento non implica necessariamente che la popolazione sia soddisfatta. Una parte della società è semplicemente molto stanca, cauta e preoccupata per il futuro". Forse è proprio al coraggio dei giovani universitari che viene affidato il compito più difficile: dare voce a un malcontento che molti non hanno più la forza o la possibilità di esprimere.

A.Vincent--MJ